Reti d'energia Ue: tutti vogliono il tubo

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Ancora una volta Scaroni non ci sta. L’Unione europea ha oggi approvato un pacchetto di norme che impone la separazione delle reti del gas e del petrolio dalle compagnie che con questi idrocarburi producono e vendono energia. Si tratta di un provvedimento da “manuale”. Nel senso che la teoria economica ipotizza da un pezzo che le reti (i gasdotti di accesso alla Ue come quelli interni ai singoli paesi o di collegamento tra loro) siano separati dalle compagnie che se ne servono. Si vuole in altre parole evitare che la concorrenza sia troppo a favore dei cosiddetti campioni nazionali, ossia di quei colossi in genere pubblici che spesso vendono e producono energia ma hanno anche il vantaggio non indifferenti del controllo sulle reti di trasporto di cui anche i loro concorrenti si devono servire.La cosa si è già vista per esempio con Telecom che controlla ancora la rete italiana di telefonia fissa (sebbene debba ridisegnarla perché ormai clamorosamente inadeguata) e si è vista anche con la rete elettrica. I problemi in gioco però non sono da poco perché allo stato tutti predicano bene e tutti razzolano male.Nessuno vuole fare il primo passo perché teme di cadere in un fosso e il ragionamento di Scaroni in altre parole è questo: perché dovrei vendere o scorporare Snam se negli altri paesi altri campioni nazionali tengono la fornitura di gas e petrolio insieme alla rete di distribuzione? Vogliamo forse fare i fessi d’Europa?Il problema si propone in tanti ambiti e di certo il fatto che giganti del gas come Gazprom e Sonatrach bussino prepotentemente alle porte dell’Unione europea per chiedere di avere voce in capitolo non aiuta una discussione serena. Usare però lo spauracchio dei presunti cattivi extracomunitari che ci tengono ostaggio con i loro ricchi pozzi di gas e petrolio per giustificare contratti di fornitura a trent’anni su infrastrutture ancora troppo limitate è una presa per i fondelli che il mercato Ue non può accettare.I costi dell’energia sono ancora troppo elevati e l’industria lamenta da un pezzo tariffe inaccettabili per chi vuole competere a livello globale. L’Europa ha dalla propria un consumo di energia più che appetibile. Per avere l’idea basta pensare che nel 2005 l’Europa a 25 ha importato oltre 4,1 miliardi di barili di petrolio dal resto del mondo (a un prezzo medio di 51,2 dollari a barile contro i record da oltre 82 dollari di oggi!). In termini di gas nello stesso anno l’Ue25 ha importato 492,5 miliardi di metri cubi di gas con una dipendenza dall’estero che dal 36% del 2001 si stima possa arrivare anche al 65% nel 2020. Questo rende più debole il Vecchio Continente, ma anche insopportabili i colli di bottiglia che fra paese e paese e fra Europa e paesi produttori rendono sempre più costosa l’energia.Un corretto equilibrio dovrà di certo passare da una legiferazione generale europea favorevole alla concorrenza come quella di oggi. Possibilmente evitando di essere ricattati da chi come Gazprom di queste divisioni fra grandi e piccoli d’Europa vorrebbe approfittare.