Per la Borsa di Londra c'è la coda

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Tutti in fila per la City. La decisione del Nasdaq di vendere la sua corposa quota del 31% nel capitale della Borsa di Londra ha fatto scattare di nuovo il risiko speculativo sul settore delle piattaforme di contrattazione. Il London Stock Exchange guadagna da subito in borsa oltre due punti e mezzo percentuali: in netta controtendenza a indici in rosso sulle principali borse mondiali.La voce che tiene banco in queste ore è quella di un interesse del Nyse-Euronext per le azioni messe in vendita dal Nasdaq: una fonte riportata dalla Reuters sottolinea le manovre messe in atto dallla superborsa transatlantica messa in piedi fra Parigi e New York. Stamattina un articolo sul Sole 24 Ore studiava le strategie attuate da Bob Greifeld, il ceo del Nasdaq che ha dovuto allentare la presa su Londra dopo che la fusione annunciata con Borsa Italiana ha minacciato la diluizione della sua quota tanto faticosamente conquistata.La contromossa del listino tecnologico newyorkese era stata un’offerta da 3,7 miliardi di dollari sull’Omx, la piattaforma che riunisce le borse dei principali paesi del Nord Europa. A sorpresa però era intervenuta la Borsa di Dubai che aveva messo sul piatto 4 miliardi di euro in contanti per i mercati del Nord. Adesso sull’Omx s ipotizza una qualche intesa fra Emirati e Nasdaq che permetta di non pagare troppo l’ingresso in Europa. Nel frattempo la campagna di conquiste estere del Nasdaq sembra essere stata tutt’altro che sfortunata. Servono soldi per riequilibrare i conti e non penalizzare troppo la società con mire espansionistiche finora scoraggiate dai mercati: da qui la decisione di rinunciare a Londra mettendo in vendita quel 31% della City che ai prezzi attuali vale più di 1,6 miliardi di dollari.La fila è già folta e le voci sull’argomento sono convulse e contraddittorie. Greifeld ha sostenuto di non volere vendere tutta la quota a un solo concorrente o a una cordata di alleati, il chiaro timore è quello di battezzare un temibile avversario. Voci della prima ora sono quelle d’interesse da parte di Temasek, una finanziaria pubblica di Singapore, e da parte della Deutsche Borse, la temibile borsa tedesca che in passato aveva lottato per una fusione con Euronext finita poi sotto il controllo del Nyse, il New York Stock Exchange. Quest’ultimo, come detto, sarebbe interessato alle quote messe in vendita che gli permetterebbero anche di diventare il dominus delle negoziazioni europee. Sembra tuttavia improbabile che il Nasdaq decida di cedere a un così temibile avversario, sebbene ci sia da aspettarsi qualche ricca offerta. Ci sarebbero poi numerosi altri attori in gioco, come gli australiani di Asx, che, secondo altre ipotesi, potrebbero affiancare Temasek e il Nyse nella loro offerta. Qualche proposta informale sarebbe giunta anche verso gli italici lidi con offerte alle fondazioni bancarie italiane che sono anche azioniste di Borsa Italiana. Indiscrezioni di stampa stamane parlavano di due proposte al Monte dei Paschi di Siena e alla Cassa di Risparmio di Firenze. Sul dossier starebbe lavorando anche Mediobanca. L’obiettivo sarebbe quello di salvaguardare ed eventualmente aumentare il potere degli azionisti italiani nella nuova superborsa a cavallo fra Londra e Milano. Lo scotto di una simile impresa sarebbe un investimento da oltre 1 miliardo di euro.Resta da vedere quali sono i progetti di Clara Furse, l’inossidabile ceo del London che finora è riuscita ad evitare la potente morsa del Nasdaq, a far correre il titolo dell’Lse facendo felici i fondi azionisti, a preservare l’autonomia della City e a farla crescere con la conquista di Borsa Italiana. Come a dire che mentre gli altri le fanno la corte, lei gioca all’asso pigliatutto.