GENERALI: MUOVE BERNHEIM; VEDE DRAGHI E PADOA SCHIOPPA /ANSA
(ANSA) - MILANO, 29 OTT - Antoine Bernheim fa al sua mossa dopo l'attacco del fondo Algebris. Il presidente di Generali ha incontrato il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e il governatore di Bankitalia Mario Draghi. Senza di me - e' il messaggio che Bernheim ha voluto trasmettere - e' a rischio la stabilita' della compagnia. Quella del banchiere francese non e' stata l'unica visita in via Nazionale. Anche Francesco Gaetano Caltagirone, socio all'1% di Trieste e consigliere di amministrazione dallo scorso aprile, e' stato visto stamane a Palazzo Koch. In attesa che il Cda del Leone, convocato mercoledi' a Milano sulla trimestrale, si pronunci sulla lettera dell'hedge fund, Bernheim ha deciso di giocare le sue carte prima che intorno alle richieste da Londra di riforme nella governance e di un cambiamento dei vertici della compagnia si coalizzi un gruppo di azionisti di qualche peso. Il fondo guidato da Davide Serra ha negato da parte sua di aver concordato l'affondo contro il Leone ''con altri investitori istituzionali, altri azionisti di Generali o di Mediobanca, ovvero con altri esponenti di rilievo della comunita' finanziaria e aziendale italiana''. Ma ha anche ribadito di voler ''incoraggiare altri azionisti di Generali a una unilaterale e libera condivisione del proprio punto di vista''. Certo e' - osservano fonti finanziarie qualificate - che Serra e' un pragmatico, agisce con logiche che gli hedge hanno gia' applicato nella partita Abn Amro e di sicuro non si e' mosso senza avere sponde in Italia e fuori dal nostro Paese. In prima battuta puo' coalizzare gli investitori istituzionali, ma i suoi argomenti possono trovare terreno fertile anche fra quei soci di Trieste, come De Agostini, favorevoli a modernizzare il gruppo. Quanto a Bernheim in particolare, non sarebbe in discussione l'appoggio personale al banchiere francese di Cesare Geronzi e di Giovanni Bazoli, ma ai vertici di Mediobanca e in Intesa Sanpaolo le posizioni non sarebbero cosi' univoche. ''Noi siamo solo spettatori di quello che sta succedendo, spettatori interessati'', ha dichiarato il presidente di Intesa auspicando che le Generali ''rimangano indipendenti e acquistino sempre maggiore forza''. Uno dei grandi di soci di Unicredit, la Fondazione Cariverona ha poi aperto alle ragioni di Algebris lasciando intendere che, dopo l'uscita dal Leone, l'ente guidato da Paolo Biasi potrebbe riconsiderare di rientrare, qualora la scossa del fondo hedge portasse a un cambiamento. ''Le cose stanno assumendo un'accelerazione rispetto a una situazione di staticita'', ha osservato Biasi prevedendo che ''certamente vincera' il mercato, non puo' che essere diversamente''. Comunque - sostiene Verona - se il processo che aveva portato a estromettere l'ad Vincenzo Maranghi da Mediobanca fosse stato portato avanti anche su Generali, oggi non ci si troverebbe in questa situazione. Di diverso parere il vicepresidente di Unicredit Fabrizio Palenzona. ''Quando ci sono societa' finanziarie che hanno 180 anni di vita e hanno ottime performance, mi preoccupo che vengano messe sotto attacco per ragioni speculative'', ha sottolineato riferendosi all'impennata del titolo nei giorni scorsi a Piazza Affari, dove oggi peraltro Generali ha tirato il fiato (-0,96% a 33,11 euro). In ogni caso eventuali cambiamenti nella governace del Leone ''devono essere fatte su misura della societa''' ed esaminate dal Cda dell'azienda, e' stato infine il commento del consigliere delegato di Mediobanca, Alberto Nagel.(ANSA).(20:54:00 29/10/2007)

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