Generali: a volte è difficile anche stare fermi
Forse la considerazione più sensata sul “caso Generali” che tutti si stanno affrettando a chiudere è stata quella svolta oggi da Enrico Cisnetto che scrive che dell’attacco di Algebris ciò che realmente dà da pensare non è il pericolo in sé, praticamente inesistente viste le esigue risorse del fondo stesso, ma il fatto che ci siano state reazioni allarmate in ogni dove, persino da parte della compagnia che nel suo ruolo istituzionale avrebbe da subito dovuto ridimensionare le critiche di un così piccolo azionista.Non è andata così, anzi. Antoine Bernheim, che teme per l’età e lo stipendio che gli viene pagato di perdere il posto di guardiano del Leone di Trieste, è andato fino a Roma a cercare aiuto. Il mercato ha cominciato a comprare azioni Generali quasi che si prospettasse a breve un’opa di un misterioso gigante che certo non poteva essere Algebris. Alla fine la lezione è stata chiara per tutti: Generali è un colosso dai piedi d’argilla. Sarà pure la terza compagnia d’Europa con i suoi 45 miliardi di euro di capitalizzazione, ma di certo il suo azionariato è troppo frammentato e diviso per potere dare una garanzia di continuità all’azione dell’azienda. Tutto in realtà è cominciato con la fusione Unicredit Capitalia che ha di fatto proiettato nell’Olimpo della finanza italiana ed europea il gruppo guidato da Profumo e lo ha da subito messo in rotta con Giovanni Bazoli e con la sua Intesa Sanpaolo. Le tensioni fra i due gruppi bancari più importanti d’Italia intorno alla compagnia d’assicurazioni più importante del Bel Paese hanno così portato a una tensione che paradossalmente è stata interpretata da chi, almeno apparentemente, con questa partita non c’entrava nulla, ossia un piccolo fondo come Algebris, che, anche se fa riferimento a Tci (The children investment fund) non ha il potere economico e politico di smuovere realmente le pedine di un gioco tanto grande. Alla fine il risultato è stato quello solo di rivelare le paure di un potere troppo confuso e contrastato, un potere, però tutto italiano. Assai più importanti in questo gioco sono infatti i malumori intorno alla vicepresidenza di Cesare Geronzi o al modo di evitare che chi davvero potrebbe nuocere al Leone riesca a dividere i suoi azionisti di peso come solo in teoria aveva cominciato a fare Algebris. Di certo la soluzione passerà da Roma perché è la che si deve decidere cosa si farà della cassaforte dei risparmi degli italiani, perché questo è Generali, e se si dovrà trovare o meno un partner o preda che sia (oggi il Sole 24 ore suggeriva la britannica Aviva) per aumentare ancora la massa critica del gigante. Certo gli attuali prezzi di mercato dovrebbero scoraggiare l’ingresso di nuovi azionisti nel capitale della compagnia che quotava a premio rispetto ai multipli di settore anche prima del caso Algebris, tuttavia non si può mai dire. In molti sperano ancora nell’opzione francese di Axa che in effetti sarebbe per aree geografiche coperte, per le sinergie che si attuerebbero e per i modelli di business a confronto, la sposa ideale per Trieste. Ma visto che Generali è per capitalizzazione solo due terzi del gigante francese e che quindi le nozze non potrebbero essere paritarie è probabile che queswte nozze non si facciano per un bel po’. In proposito osserviamo solo che a fare un calcolo approssimativo e ipotetico Aviva è proprio una compagnia che che permetterebbe a generali di raggiungere la capitalizzazione necessaria ad eguagliare Axa. Che per andare a Parigi occorra passare da Londra?

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