Eni: utili in calo, ma Scaroni è ottimista

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Riceviamo da Gentle Shark e con piacere pubblichiamoUtili in calo per Eni. Il colosso energetico italiano ha chiuso il terzo trimestre di quest’anno con utile netto di 2,15 miliardi di euro, in flessione dell’11,4% rispetto al terzo trimestre del 2006. I settori che hanno sofferto maggiormente sono stati l’Exploration & Production e il Refining & Marketing. Nel primo ha impattato negativamente sui risultati da un lato l’apprezzamento del 7,9% dell’euro nei confronti del dollaro e dall’altro la minore produzione venduta unita ai maggiori costi e ammortamenti sostenuti. A condizionare i risultati del Cane a sei zampe nel Refining & Marketing è stata invece la flessione dei margini di raffinazione.Lungi dall’accusare il colpo, l’amministratore delegato Paolo Scaroni ha colto l’occasione per sottolineare come tali risultati confermino “la capacità di Eni di generare solidi risultati anche in uno scenario caratterizzato dall’apprezzamento dell’euro sul dollaro, che ha più che compensato il rialzo del prezzo del petrolio, e dalla flessione dei margini di raffinazione e di commercializzazione del gas”. Il manager resta infatti fiducioso: grazie al rafforzamento “nei suoi mercati di riferimento e nelle aree petrolifere con i più elevati tassi di sviluppo al mondo”, Eni archivierà un 2007 con risultati eccellenti. Non che si possa dare torto a Scaroni. Eni resta infatti un’azienda con una redditività sostenuta. La società petrolifera continua peraltro ad investire in misura consistente nel suo core business. Nell’ultimo trimestre gli investimenti tecnici relativi allo sviluppo di giacimenti di idrocarburi, all’attività esplorativa, all’upgrading della rete di trasporto nazionale e internazionale del gas e alle raffinerie sono passati a 2,68 miliardi di euro, in aumento del 46% rispetto al terzo trimestre del 2006.Qualche preoccupazione tuttavia la desta il brusco arretramento dei profitti del colosso che si è trovato però a fronteggiare le continue tensioni locali in Nigeria e la perdita della produzione di Dación in Venezuela, oltre alle fermate non programmate degli impianti e agli inconvenienti tecnici in particolare nel Mare del Nord, anche a seguito dell’incidente alla pipeline Cats nel Regno Unito. Fattori negativi solo parzialmente compensati dal contributo degli asset acquisiti nel Golfo del Messico e in Congo, nonché dalla crescita organica registrata in Libia e in Kazakhstan. Proprio quest’ultimo resta un nodo importante per Eni, che sembra tuttavia destinato a sciogliersi dopo la firma del memorandum con il governo kazako, che prelude al raggiungimento di un accordo già entro la fine dell’anno.