ENI: SCARONI VOLA AD ASTANA, SI TRATTA PER KASHAGAN

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(ANSA) - MOSCA, 11 SET - L'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni e' volato oggi ad Astana per un incontro ad alto livello sul progetto di Kashagan e ha incassato la riconferma di una volonta' di ''dialogo aperto'', con l'invito pero' a non ''politicizzare la vicenda'' e con la ferma contrarieta' ad una modifica del piano e del budget. Modifica che, insieme a presunte violazioni ambientali, ha indotto in agosto le autorita' kazake a sospendere per tre mesi il progetto del consorzio Kco guidato dal Cane a sei zampe, che vorrebbe aumentare i costi da 57 a 136 milioni di dollari posticipando dal 2008 al 2010 l'estrazione di petrolio di uno dei giacimenti piu' ricchi scoperti negli ultimi 30 anni. Dal fronte italiano sono arrivate reazioni positive, dopo l'incontro di Scaroni e del direttore generale della divisione E&P Stefano Cao con il premier kazako Karim Masimov, il ministro dell'energia Sauat Mynbaev e Maksat Idenov, primo vicepresidente della societa' petrolifera statale kazaka Kazmunaigaz, presente nel consorzio con una quota dell'8,33%. ''Nel corso dell'incontro si sono create le condizioni per attivare un negoziato tra il consorzio Kco, di cui Eni e' operatore, e le autorita' kazake'', ha commentato la societa' italiana in un comunicato. Il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani, dal canto suo, continua ad ostentare fiducia e anche oggi ha placato i giornalisti con un ''si', sono ottimista''. Ottimismo manifestato ieri anche dal titolare della Fanesina Massimo D'Alema dopo un incontro con il viceministro degli esteri kazako Nurlan Ermekbayev. Considerando inoltre che tra meno di un mese il premier italiano Romano Prodi fara' una visita ad Astana, e' difficile pensare che l'Eni esca con le ossa rotte dalla trattativa e venga addirittura estromesso dal progetto, ipotesi che, secondo l'agenzia Bloomberg, il Kazakhstan manterrebbe aperta dopo le minacce dei giorni scorsi. Per il Financial Times, invece, ''e' vero che i kazaki potrebbero buttare fuori i partner occidentali e ricominciare da zero'', ma e' anche vero che gli stessi kazaki ''hanno bisogno dell'esperienza e dei soldi delle compagnie petrolifere'', per questo ''le possibilita' di un qualche tipo di compromesso non sembrano senza speranza''. Come confermerebbe anche la reazione della Borsa. Oggi, comunque, il ministro dell'energia kazaka ha definito ''inammissibili'' le conseguenze sull'economia nazionale dei ritardi e dell'aumento dei costi del progetto, e ha bollato come ''inaccettabile'' una sua nuova modifica, dopo il precedente rinvio dell'estrazione dal 2005 al 2008. Le proposte avanzate dal consorzio, a suo avviso, altererebbero il bilancio degli interessi economici riducendo il previsto tasso di crescita dell'economia nazionale nel prossimo decennio e la realizzazione dei progetti a lungo termine per lo sviluppo del Paese. Mynbaev ha ribadito inoltre che ''la severa osservanza delle leggi del nostro Paese e il pieno rispetto degli impegni sono un imperativo per tutte le compagnie operanti in Kazakhstan, incluse quelle straniere''. Il ministro ha poi sottolineato che Astana ''e' pronta per un dialogo aperto volto a risolvere con successo la situazione sullo sviluppo del progetto di Kashagan'' ma ha ammonito: ''non politicizzate le nostre fondate richieste sull'uso del sottosuolo''.(ANSA).(18:58:00 11/09/2007)