ENI: ASTANA VERSO LEGGE STOP CONTRATTI CON STRANIERI
(ANSA) - MOSCA, 26 SET - Una pistola puntata alla testa nel mezzo delle trattative con l'Eni per il giacimento petrolifero di Kashagan: assume il valore di un'arma ricattatoria la nuova legge approvata oggi dalla camera bassa del parlamento kazako per agevolare la rottura dei contratti con le societa' straniere sullo sfruttamento delle materie prime. Una mossa che allarma tutti gli investitori internazionali e che segue di poche ore l'incontro a porte chiuse, a margine dell'assemblea generale dell'Onu a New York, tra il presidente kazako Nursultan Nazarbaiev e il premier italiano Romano Prodi, alla vigilia di una sua visita ad Astana. Il quadro sembra aggravato anche dalla cifra, riportata oggi dall'agenzia Itar-Tass, della compensazione che il governo kazako intenderebbe chiedere al consorzio guidato dall'Eni per i ritardi e gli aumenti del costi del progetto: 40 miliardi di dollari, contro i 10-12 finora sempre indicati ufficiosamente. Somma da aggiungere alla gia' annunciata rivendicazione del ruolo di co-operatore per la compagnia statale Kazmunaigas. Il voto della Camera bassa dovra' essere seguito da quello del Senato, prima della promulgazione della legge da parte del presidente, ma i parlamentari si sono dati tempo fino al 22 ottobre per adottare definitivamente il testo, una data che coincide con il termine ultimo delle negoziazioni amichevoli previste dall'accordo di produzione. Ossia 60 giorni dalla sospensione per tre mesi del progetto, motivata con violazioni di natura ambientale, ma legata all'annunciato ritardo di altri due anni dell'estrazione (dal 2008 al 2010) e del rialzo dei costi (da 57 a 136 miliardi di dollari). Il testo, come ha spiegato uno dei suoi promotori, il deputato Valeri Kotovich, prevede che se una societa' operante nel settore dell'estrazione non rispetta le clausole del contratto con conseguenze che minacciano ''gli interessi economici'' o la ''sicurezza nazionale'' del Kazakhstan, il governo avra' il diritto di modificare in suo favore il contratto o di romperlo in assenza di accordo sulla sua modifica. Il progetto di legge, ha proseguito il deputato, amplia quindi il numero dei motivi di annullamento dei contratti e riserva al governo la competenza di stabilire i giacimenti di valore strategico, con valore retroattivo. Quindi anche per Kashagan, il piu' grande giacimento petrolifero scoperto negli ultimi 30 anni, e che vede nel consorzio guidato dall'Eni giganti come Royal Dutch Shell, Exxon Mobil e Conocophillips. La vicenda sembra ricordare quella russa del maxi progetto Sakhalin2, dove Shell e' stata costretta a cedere il controllo a Gazprom, con il rischio che il Kazakhstan sia paragonato alla Russia nella sua politica di tutela delle risorse nazionali. Ma Astana insiste nel precisare che quello di Kashagan e' un caso isolato e che non intende colpire la comunita' degli investitori. Di certo la nuova legge non li incoraggera', alimentando inquietudini anche per i giacimenti di Tengiz, sviluppato dall'americana Chevron con una joint venture, e di Karachaganak, di cui sono co-operatori Eni e Bg. Dopo l'incontro con Prodi, che volera' ad Astana l'8 e 9 ottobre, l'ufficio stampa di Nazarbaiev si e' limitato a dire che i due leader ''sono concordi sul fatto che non deve esserci la politica in questa vicenda. E' una questione di businness e di interazione tra compagnie'', ha aggiunto, riferendo che ''Prodi vorrebbe che la sua imminente visita in Kazakhstan in ottobre non fosse legata a questo problema''. ''Mi sembra una cosa positiva'', ha detto dal canto suo l'ad dell'Eni, Paolo Scaroni, commentando la notizia dell'incontro. (ANSA).(19:37:00 26/09/2007)

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